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Mercoledì 25 Agosto 2010

Acta parteciperà ad un dibattito sul lavoro autonomo organizzato da Rifondazione Comunista...
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Martedì 24 Agosto 2010

Le casse pensionistiche private, come sottolinea il sole 24 ore di oggi 24 agosto 2010, hanno...
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Sabato 21 Agosto 2010

Repubblica, con l'articolo "Tangenti, truffe, poco lavoro. La formazione è una fabbrica di...
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Lunedì 02 Agosto 2010

Per la rivista mensile una città Gianni Saporetti intervista  Bruno Manghi   sul tema di...
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Sabato 31 Luglio 2010

Su nelMerito.com  - sito internet che si propone di approfondire temi sociali, economici,...
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Venerdì 30 Luglio 2010

E' stato rinviato al 2012 l'aumento dello 0,09% dei contributi INPS previsto per il 2011, ultimo...
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Martedì 27 Luglio 2010

Nel rapporto Il lavoro delle donne in Italia  del 21 luglio 2010, il CNEL fa una sintesi della...
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Giovedì 22 Luglio 2010

Il 20 luglio è stato presentato il Rapporto sul mercato del lavoro 2009-2010 del CNEL, che...
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Martedì 20 Luglio 2010

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Martedì 13 Luglio 2010

Dovremmo essere felici: l'attesa di vita continua ad aumentare, ma ciò appare sempre più una...
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La scarsa chiarezza sull'IRAP conviene allo Stato? PDF Stampa E-mail

Entro il 5 agosto occorre decidere se versare o non l'Irap, ma a distanza di quasi 15 anni dall'istituzione del tributo non è ancora chiaro chi debba pagarlo oppure no, perchè non sono stati definiti in maniera certa i confini di una "attività autonomamente organizzata".

I nuovi pronunciamenti della Cassazione, che riconoscono la possibilità di esenzione anche a chi è organizzato in forma di impresa, non riescono a chiarire in maniera certa i confini di una "attività autonomamente organizzata". Come sottolinea il sole 24ore con Giorgio Gavelli in "Più autonomi fuori dall'IRAP" non è possibile dire che una certa categoria è o meno soggetta all'Irap, ma occorre fare riferimento al requisito dell'assenza di un'organizzazione significativa di beni o di lavoro "requisito che non è (né potrebbe essere) “patrimonio” di questa o di quella attività, ma resta collegato al singolo contribuente".

Resta "il dubbio legato al quantum di beni che costituisce la dotazione minima necessaria per lo svolgimento dell'attività, che, in quanto tale, non può costituire quel «quid pluris» richiesto dalla Suprema corte per qualificare il tributo".

 

 

La stampa specializzata spesso sottolinea che lo Stato avrebbe l'interesse ad intervenire, per evitare il costo derivante da un pesante contenzioso o dalla gestione delle pratiche di rimborso (si veda ad esempio sul sole 24ore l'articolo "Maggiori certezze per evitare il contenzioso"). Ma è davvero così? C'è realmemte un interesse economico dello Stato ad intervenire?

Nella situazione di incertezza attuale siamo davanti a tre possibilità:

1. non pagare, accettando il rischio di dover successivamente affrontare un contenzioso,

2. pagare e  chiedere il rimborso,

3. pagare e non chiedere alcun rimborso (molti contribuenti non sono sensibilizzati a riguardo e molti commercialisti non lo consigliano).

E' possibile che quest'ultima categoria sia molto numerosa e che sia dunque conveniente per lo Stato mantenere l'ambiguità attuale? 

In tal caso l'unica strada è far sì che tutti coloro che hanno un dubbio sulla propria situazione decidano per le opzioni 1 o 2, in modo da far aumentare i costi del contenzioso.


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Cosa succede se si salta un pagamento INPS PDF Stampa E-mail

Mentre si discute sulle proposte di aumento dei contributi, in attesa di un'estate "calda" per i professionisti autonomi che prima di decidere se e dove andare in vacanza devono capire quanti soldi hanno in cassa, vorrei parlare delle conseguenze dei continui aumenti già avvenuti negli ultimi anni, che stanno portando un numero crescente di professionisti autonomi a saltare i pagamenti INPS.

Nel mio caso per esempio, alti e bassi di reddito da un anno all'altro (balzi in giù o in su del 50 o del 100%), discontinuità dei pagamenti (es. molte aziende regolano i conti a dicembre, con la chiusura della contabilità annuale, a settembre e ottobre sono più lenti, luglio e agosto si ferma tutto).

Risultato: alcuni pagamenti delle rate INPS del 2009 sono saltati (le rate, in migliaia di euro, bisogna pagarle comunque, da agosto a dicembre, con mesi in cui si sovrappongono ai pagamenti INPS. Vi ricordo che bastano 30.000 euro lordi per dover pagare circa 8.000 Euro di INPS, circa 1.500 Euro da agosto a dicembre).

Ma ecco qua cosa succede se saltate un pagamento INPS:
- vi viene data una multa del 75% dell'importo
- le multe sono soldi "persi", non vanno a integrare il vostro montante contributivo (cioé la vostra pensione)
- prima di prendere la multa non posso ottenere una dilazione dei pagamenti, dopo la multa sì...

Considerando che la previdenza dovrebbe essere qualcosa che permette al lavoratore di vivere meglio e di garantirsi un futuro, cosa succede quando questa diventa il principale ostacolo alla sussistenza nel presente, e, soprattutto, non più conveniente dal punto di vista economico?

Ho diversi dubbi di costituzionalità della cosa... (l'INPS non è una tassa, ma un fondo che io verso in una cassa per garantire un servizio a me e, in nome del principio di solidarietà, agli altri cittadini).

Credo che come ACTA dovremmo se possibile verificare quanti sono i pagamenti arretrati alla gestione separata inps (vale a dire i professionisti autonomi in difficoltà). Sarebbe utile per stimare la dimensione del fenomeno...

Intanto scrivete e segnalate altri casi, in modo che cominciamo a capire la portata del problema..


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Quanto dovremmo pagare all'INPS secondo il PD? PDF Stampa E-mail

Facciamo fatica a capire quale dovrebbe essere il livello dei nostri contributi INPS a parere del Partito Dmocratico.

Abbiamo appena commentato lo statuto dei lavoratori autonomi di Treu, ma in realtà esistono due versioni dello statuto.

La prima versione, quella da noi analizzata è datata 27 aprile 2010 ed è disponibile sul sito del suo artefice, Tiziano Treu.

Una seconda versione, che ha la data 29 aprile (appena due giorni dopo!) ha cancellato l'articolo che prevedeva l'aumento dei contributi (era l'articolo 21) ed è disponibile sul sito del Senato.

"Meno male! Forse hanno capito!" e tiriamo un sospiro di sollievo...anche se... stupisce il fatto che online circoli principalmente la prima versione, stupisce il mancato aggiornamento del sito di Treu, quasi a far intendere che l'emendamento c'era stato, ma forse non era da lui condiviso...

Stupisce e preoccupa perchè l'aumento dei nostri contributi è un refrain molto caro ad una parte della sinistra, un mostro che ritorna...

Le preoccupazioni aumentano nel leggere il decalogo sul lavoro di Stefano Fassina, responsabile economico del PD, che nel punto 1 propone di  incentivare il contratto a tempo indeterminato - che, si ricorda, è definito dall'UE  la forma normale (!?)  del rapporto di lavoro-   attraverso "il minor costo della stabilità rispetto alla precarietà". In particolare, con (comma a) "la  graduale convergenza degli oneri sociali complessivi sul lavoro intorno ad un livello intermedio tra quanto oggi versato per i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e per i lavoratori impigliati in contratti low cost".


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