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Mercoledì 25 Agosto 2010

Acta parteciperà ad un dibattito sul lavoro autonomo organizzato da Rifondazione Comunista...
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Martedì 24 Agosto 2010

Le casse pensionistiche private, come sottolinea il sole 24 ore di oggi 24 agosto 2010, hanno...
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Sabato 21 Agosto 2010

Repubblica, con l'articolo "Tangenti, truffe, poco lavoro. La formazione è una fabbrica di...
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Lunedì 02 Agosto 2010

Per la rivista mensile una città Gianni Saporetti intervista  Bruno Manghi   sul tema di...
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Sabato 31 Luglio 2010

Su nelMerito.com  - sito internet che si propone di approfondire temi sociali, economici,...
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Venerdì 30 Luglio 2010

E' stato rinviato al 2012 l'aumento dello 0,09% dei contributi INPS previsto per il 2011, ultimo...
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Martedì 27 Luglio 2010

Nel rapporto Il lavoro delle donne in Italia  del 21 luglio 2010, il CNEL fa una sintesi della...
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Giovedì 22 Luglio 2010

Il 20 luglio è stato presentato il Rapporto sul mercato del lavoro 2009-2010 del CNEL, che...
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Martedì 20 Luglio 2010

In un passaggio di un articolo pubblicato oggi da Affari & Finanza de La Repubblica a firma...
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Martedì 13 Luglio 2010

Dovremmo essere felici: l'attesa di vita continua ad aumentare, ma ciò appare sempre più una...
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Scritto da Alfonso e Anna   
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ACTA (Associazione Consulenti del Terziario Avanzato)

è la prima associazione costituita in Italia per dare rappresentanza a professionisti del terziario avanzato come lavoratori autonomi: formatori, ricercatori, informatici, creativi e altre categorie di consulenti, generalmente operanti al di fuori di ordini e albi professionali, tutte accomunate dal fatto di rivolgersi a CLIENTI IMPRESE o alla PA.

ACTA nasce nel 2004 dall’auto-organizzazione di un gruppo di professionisti, è indipendente dai sistemi di rappresentanza politica e si propone di colmare un vuoto nel sistema di rappresentanza del mondo del lavoro. Riteniamo infatti che le associazioni sindacali e imprenditoriali esistenti non possano rappresentare anche i nostri interessi, sia perché i loro target di riferimento sono altri (rispettivamente dipendenti e imprese), i cui obiettivi possono anche entrare in collisione con i nostri, sia perché noi proponiamo nuove modalità di rappresentanza. Le nostre proposte non rientrano in una logica corporativa, ma sono principalmente richieste di equità, di riforme che mirino all’eliminazione di discriminazioni o all’estensione di diritti che dovrebbero essere universali. Ci occupiamo delle grandi questioni del welfare (contributi previdenziali altissimi, superiori a quelli dei dipendenti, ma esclusione dal sistema di tutele e pensione bassissima), del fisco (imposizione fiscale superiore a dipendenti e imprese e strumenti inutilmente vessatori), dei diritti (il diritto del lavoro è solo diritto del lavoro dipendente, non c’è obbligatorietà dei contratti, non è rispettata la norma sui tempi di pagamento…). Più in generale siamo interessati a trovare nuove modalità per sostenere il lavoro professionale in una situazione di mercato sempre più difficile, che fatica a riconoscere le competenze, a valorizzare conoscenze e professionalità, a tutelare creatività e innovazione, e per supportare la creazione di reti e di aggregazioni tra professionisti che ne favoriscano il rafforzamento competitivo.

 

 

I nostri primi 10 obiettivi

1. Approfondire la conoscenza della nostra situazione e delle nostre problematiche e modificare l’immagine stereotipata che ci caratterizza.
Non esistono chiare definizioni e a tutt’oggi nessuna fonte statistica è in grado di dire quanti siamo. La stampa parla di noi con superficialità, classificandoci con gli opposti stereotipi di ricchi evasori fiscali o di precari parasubordinati. Certamente non siamo evasori fiscali, perché i nostri clienti (imprese e pubblica amministrazione) pagano solo se emettiamo fattura. Alcuni di noi fortunatamente sono ricchi, ma la media è (purtroppo) differente. Rifiutiamo anche la generica classificazione in precari – parasubordinati. Chiediamo il diritto ad una scelta autonoma, riconosciuto ai professionisti con ordine (avvocati, commercialisti, ingegneri, etc.) e sottolineiamo che se la precarietà è indubbiamente una condizione insita nel nostro operare,  ma ormai essa è comune a tutto il mondo del lavoro attuale, non più una nostra caratteristica esclusiva.

2. Farci conoscere e aumentare massa critica.
E’ molto difficile far conoscere l’associazione ai potenziali soci. L’informazione ufficiale è fortemente controllata e non è facile trovare spazi di accesso. Il nostro principale canale di promozione resta il passaparola (che funziona molto per categorie: dapprima sono entrati formatori, ricercatori, consulenti di imprese; quindi è stato il momento degli informatici, poi dei traduttori e dei creativi). In questi anni abbiamo finalmente bucato la superficie, molto resta da fare, ma stiamo riscontrando un notevole incremento degli iscritti grazie all’attività nel web: le persone ci scrivono o utilizzano il nostro blog per raccontare casi e situazioni personali, per scambiarsi pareri, fare delle proposte. Questo succede anche grazie a una rete spontanea con altri siti e blog indipendenti, che stanno cominciando a riconoscere il ruolo di ACTA e indirizzano spontaneamente le persone al nostro sito: è il segnale di un’attivarsi spontaneo delle persone intorno a questioni e temi su cui si riconoscono. Questo consenso spontaneo ci emoziona, ci sostiene e ci spinge ad andare avanti, consapevoli della responsabilità che abbiamo.

3. Essere riconosciuti come parte sociale.
Partecipare ai tavoli in cui si definiscono le politiche nazionali e locali, al pari delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali, in modo da essere consultati e da poter intervenire in fase di definizione degli interventi, in modo da essere finalmente  considerati destinatari di misure e strumenti di sostegno (formazione, finanziamenti etc.).

4. Sollecitare una revisione del trattamento previdenziale.
L’aliquota INPS è ulteriormente cresciuta (25,72% nel 2009 e sono previsti ulteriori aumenti: 26,72% nel 2010 e 26,82 nel 2011, in applicazione delicon protocollo welfare ). Contestiamo un sistema che ci equipara al lavoro dipendente in termini di costi, ma che non ci garantisce gli stessi diritti (nessun regime transitorio, minori agevolazioni fiscali per la previdenza privata…).
Ma soprattutto contestiamo i criteri di rivalutazione e calcolo della pensione nel sistema contributivo : rivalutazione del montante pensionistico sulla base del tasso di crescita del PIL, che fatica a mantenere il potere d’acquisto, uso di coefficienti che assicurano un rendimento dell’investimento inferiore a quello ottenibile sul mercato. Contestiamo il fatto che sui futuri pensionati che rientrano nel nuovo sistema contributivo venga scaricato l’onere di pensioni troppo generose concesse con il sistema retributivo (aspetto questo che interessa non solo tutti i collaboratori e le Partite IVA, tenute all’iscrizione alla gestione separata INPS, ma anche tutte le giovani generazioni, indipendentemente dalla tipologia di rapporto di lavoro).

5. Essere inclusi nel sistema di welfare, ovvero introdurre o migliorare le tutele per le situazioni di malattia, invalidità, disoccupazione, maternità, ottenendo:
a. la copertura dell’astensione dal lavoro per malattia (attualmente è prevista solo per la malattia ospedalizzata, ed è ridicola e non utilizzabile da tutti);
b. l'eliminazione delle forzature esistenti sulla maternità, derivanti dall’applicazione di un modello nato per il lavoro dipendente (calcolo della copertura sulla base del reddito di un periodo che comprende anche l’assenza dal lavoro per maternità, obbligatorietà all’astensione dal lavoro), modello che lascia alcuni vistosi “buchi” : ad esempio una donna che passa da un rapporto di lavoro dipendente ad uno di lavoro autonomo si ritrova completamente sprovvista di tutela perché alla maternità accedono le donne che sono dipendenti o le autonome che sono tali da almeno 1 anno, mentre il momento di passaggio è scoperto;
c. i congedi parentali.
d. La predisposizione di indennità in caso di disoccupazione e di agevolazioni in caso di invalidità.

6. Rivedere le condizioni fiscali.  Il carico fiscale per la nostra categoria è elevatissimo, superiore a quello dei dipendenti. Per una maggiore equità si richiede: 

a. la parificazione con i dipendenti delle detrazioni fiscali sui bassi redditi; 
b. la revisione delle spese detraibili, per poter escludere dalla tassazione spese importanti per la nostra sopravvivenza: come le spese di formazione (deducibili al 50%), le spese di vitto e alloggio (deducibili solo per il 75% e con un massimale del 2% del fatturato) etc.
c. l'eliminazione dell’addizionale dell’1% dell’Iva a titolo di interesse, connessa alla contabilità trimestrale 
d. una chiarificazione inequivocabile delle situazioni di esclusione dall’IRAP;
e. l'esclusione di strumenti inutilmente vessatori, come gli studi di settore, per noi che lavoriamo con le imprese e quindi non possiamo essere evasori;
f. la riduzione la burocrazia, per poter contenere i pesantissimi costi della contabilità.

7. Dare certezza ai tempi di pagamento da parte dei clienti, con l’introduzione e l’applicazione di un automatismo che faccia partire interessi di mora in caso di non rispetto.
Denunciamo e vogliamo contrastare la consuetudine a ritardare i tempi di pagamento (3 mesi sono una dilazione considerata normale), nonostante il icon Dlgs 231/2002 sui tempi pagamento fissi il pagamento entro 30 giorni dalla data di emissione della fattura. La legge è disattesa, anche perchè mancano sanzioni. Occorrerebbe introdurre un interesse di mora automatico, in corrispondenza del superamento della scadenza, oltre che crescente al crescere del ritardo.

8. Promuovere interventi legislativi a favore di una migliore tutela della proprietà intellettuale e più in generale per una contrattualistica più attenta alle esigenze dei professionisti della conoscenza;

9. Creare gruppi di acquisto, finalizzati alla stipula di contratti con assicurazioni, banche, società telefoniche, professionisti etc.

10. Predisporre un sistema di informazioni e di servizi specializzati per venire incontro alle esigenze degli aderenti, con particolare attenzione all’ambito fiscale, previdenziale, assicurativo e legale.